Nasce l’amore
Solo chi si ama,desidera conoscersi bene si cerca ovunque,anche nelle cose deboli Non vola in alto per vedersi tra le nubi ma preferisce stare con chi gli è vicino Soltanto nell’altro eleva la sua umanità e vive il silenzio di […]
Non credere di sentirti libero solo perché fai tutto ciò che vuoi, ti avventuri in circuiti di ebbrezze, ingolfando il cuore di esperienze-limite, per evadere dalla noia. La libertà non è questo volare con ali fittizie, che l’ impatto con la realtà brucia senza pietà. Non è neppure questo svuotarsi costante, per riempirsi semplicemente di mode, che mutano senza lasciare orme di ricordi. La libertà vera è quella che genera in te riflessione su ciò che fai; che spinge a valutare ciò che è bene e ciò che è male; soprattutto, ti offre la possibilità di saper operare delle scelte serie per la vita e non per i soliti gradimenti occasionali, che danno sensi di vuoto. E’ triste, amico mio, osservare tante libertà, interpretate su canovacci di libertinaggio, che vanno di esperienza in esperienza, sagomando alla fine volti senza sguardo, labbra smorte già in cornici di delusione. E tu non ti stai forse plasmando in questo modo? Oppure pensi che facendo ciò che vuoi, lontano da ogni logica di crescita personale e sociale, indossi il vero abito della libertà? Quando imparerai a soffrire, sacrificando soprattutto ciò che ti piace, allora, e soltanto allora, potrai dire a te stesso: ora sono un uomo veramente libero.
Tu hai grandi qualità.
Ma a che servono queste tue qualità, se non le sai amministrare?
Se hai ricevuto dalla Provvidenza questi doni, essi non possono restare nello scrigno, ma devono essere sfruttati, in modo da avere un valore non più nominale, ma essenzialmente di acquisto.
Pertanto, devi imparare a saper rischiare, anche quanto tutto sembra avvolto nella spirale dell’ impossibile.
E’ poco edificante sciupare la bellezza delle proprie capacità, sospendendole alle solite stupidità, quando, se esercitate, potrebbero aprire grandi orizzonti di benessere spirituale ed umano.
Solo chi rischia, alla fine della sera, può apprezzare se stesso e potrà dire che vale veramente la pena vivere.
È salutare quando, sentendoti lentamente ignorato dalla persona amata, assapori il suo silenzio o l’assenza come inizio della fine.
Ciò che mai avresti pensato, all’improvviso ti viene regalato e crea le premesse di un addio, che apre gli occhi ad altre verità.
Sei felice? Sei triste? Non sai.
Ti basta solo capire che, finché il sogno resiste, mai manca di fascino.
Appena si dilegua, tutto si veste di pensositá.
Lo scenario dell’ebbrezza verbale, delle grida scomposte, dei gesti inconsulti ha chiuso i battenti degli ultimi comizi, lasciando negli spettatori l’ amarezza dell’ incompiuto.
Ancora una volta un gioco di promesse e di terremoti politici; un delirio di minacce e di blandizie hanno contraddistinto la campagna elettorale.
Nulla di nuovo, ma tutto vecchio e peggio di prima, essendo molte le faccie diverse, ma poco rasserenanti.
Cosa accadrà? Non so né provo interesse.
Finchè gli accadimenti seguiranno la stessa trafila di gente parlante senza idee e progetti, se non quelli gravitanti intorno a sé e ai propri tornaconti, è preferibile votare in silenzio, pur senza una autentica convinzione, per chi offre almeno qualche barlume di verità, onde evitare lo sfascio totale.
Non credere che sia facile guardare oltre, al di là di ciò che vedi o pensi.
Forse, con la tua intelligenza, puoi comprendere il contenuto ed ammirare la bellezza delle cose, ma mai puoi leggere dentro di esse, per scrutarne e capirne la profondità.
Invece, se tu vuoi superare la semplice visione degli accadimenti; se vuoi penetrare le vie e i pensieri di Dio; se vuoi trascendere la corteccia di quanto ti circonda ed andare oltre, devi sapere che non è sufficiente la sola capacità intellettuale, ma è necessario aprirsi allo Spirito Santo, che, con il dono dell’ intelletto, ti farà capire persino le situazioni, le cose umane, con l’ intelligenza di Dio.
Naturalmente questo dono è solo per chi ha fede, per chi si lascia plasmare dallo Spirito Santo, che, proprio mediante tale grazia, se tu hai fede, ti introduce nell’ intimità con Dio e ti fa crescere nella comprensione di quello che Gesù ha detto e ha compiuto.
In altre parole, ti mette veramente nella condizione di guardare oltre.
Nell’ora della notte,quando tanti dormono
ponendo in oblio ansie e gioie del giorno
io sprofondo nell’estasi del silenzio,ove
a tenere sveglia la mia anima è la Parola
che si fa immagine dell’Amore e m’avvolge
gemmandomi nella bellezza del Suo mistero
Nell’ascolto io mi apro e sento che anche
le mie parole emettono un profumo diverso
come se fossero effluvi della Sua potenza
La interpello e da Essa attento mi lascio
interpellare,vivendo una tacita preghiera
che fa sibilare le corde del cuore di Dio
Quante proteste, quante domande rivolgiamo a Dio, allorché ci sentiamo schiacciati dal peso degli accadimenti o dalla inspiegabilità di tanto dolore.
L’ assenza di risposte spesso innervosisce e crea freddezza.
Il suo silenzio appesantisce gli occhi e il cuore.
E’ il momento in cui la sua presenza si colora come una statua, quasi dirimpettaio alla nostra vicenda umana.
Ci sentiamo soli, sedotti ed abbandonati proprio da chi abbiamo invocato prima come Padre.
Abbiamo l’impressione di un Dio nascosto che è stanco delle nostre lacrime e delle stesse domande, anche se resta ancora un Dio cosi grande, che non ha bisogno di far tacere le proteste, le domande, la nostra libertà.
Eppure, mai ci inginocchiamo, anche se sembra muto ed assente,per sentire il suo respiro; mai apriamo gli occhi, per scoprire le orme da Lui lasciate; mai ci mettiamo ad origliare alla porta del nostro cuore, per sentirlo bussare con la dolcezza di un padre, trafitto dal dalle grida dei suoi figli.
Sono proprio questi istanti di abbandono, che ci aiutano a capire il cuore di Dio e ci fanno cogliere la bellezza della sua luce, fonte di fede e di amore.
Dopo 2000 anni di cristianesimo ancora non incominciamo ad essere veri cristiani.
Continuiamo ad annacquare la fede di vari e tanti ingredienti, che nulla o poco hanno a che vedere con l’ insegnamento autentico di Cristo.
Ed anche se le voci parlanti di Lui sono in costante aumento, non si può sottacere che molte di esse si riducono a semplici parole, peraltro incapaci di toccare la profondità del cuore di chi ascolta.
Oggi più di ieri,tutti gridiamo che la nostra è l’ era cristiana, tutti affermiamo di credere in Dio, tutti ammiriamo le grandi cattedrali estasiati dalla loro bellezza artistica, tutti affolliamo Piazza S. Pietro sedotti dalla semplicità del Papa, ma nell’ impatto con la realtà viviamo un cristianesimo all’ acqua di rose, senza alcuna coerenza.
A volte siamo più trascinati dalle onde dell’emozione e della curiosità, piuttosto che dalla volonta di una vera sequela a Cristo, che non ci chiede di essere solo credenti, ma credibili in un mondo, che stanco delle fumose apparenze, esige sintonia tra fede e vita, messaggio del Vangelo e vissuto quotidiano.
Finche noi cristiani non caliamo nella vita il contenuto della nostra fede,possiamo essere anche credenti,ma non saremo mai credibili e coerenti.
La vita è un intarsio mai finito di esperienze, ognuna delle quali è un tassello per un vero mosaico, dove è possibile cogliere la verità in tutto o in parte.
Il desiderio di fare esperienza quasi sempre nasce dalla ritrosia ad accettare, a scatola chiusa, quanto gli altri affermano o riportano.
Purtroppo è la paura dell’ inganno che, generando il dubbio, spinge a cercare, attraverso ciò che si ascolta o si vede, orme di verità, che fanno da cornice alla bellezza della vita.
Oggi troppe sono le idee che avvolgono di fuliggine la coscienza e la mente, per cui altrettante sono le difficoltà a compiere veri atti di fede.
Perciò, è sempre salutare dubitare per non cadere nella sciocca credulità.
Come dice un proverbio:” Chi non dubita, non cerca; chi non cerca, non vede; chi non vede, resta cieco”.
Non sono pochi i cristiani che hanno le labbra della carità, della giustizia e della pace, mentre il cuore è chiuso nello scrigno di se stessi, attenti alla visione di ciò che hanno e che li rende incautamente appagati.
Troppe sono le distanze tra ciò che credono e ciò che vivono; tra quello che pensano e quello che testimoniano.
Spesso si illudono di sapere e di vedere tutto, ma il loro è un sapere e un vedere senza cuore; ritengono di essere i depositari di Cristo, però sono incapaci di rivelarlo nelle cose che contano.
Infine, a volte, gridano di essere a posto con Dio e con gli uomini, invece, nella realtà sono lontano da Dio e dagli stessi uomini.
Le squame dell’ ipocrisia ancora non cadono dai loro occhi, ancora non prendono atto dei loro limiti, delle loro povertà.
Eppure, oggi più che mai, Dio interpella tutti sull’ autenticità di se stessi.
E questo è un invito ad uscire dal sonno della cecità, per aprire gli occhi alla bellezza e semplicità del Vangelo.
E’ una chiamata ad essere trasparenti e luminosi, ben sapendo che ” Dio non guarda l’ apparenza, ma il cuore “, il quale più è nella luce, più permette di vedere e leggere le cose, le persone e gli avvenimenti con gli occhi di Dio e, quindi, con gli occhi della fede.