Categoria: Generale

Immersi nel nome della Trinità

La tradizione latina colloca al termine del Tempo pasquale la solennità della Santissima Trinità, con l’intento di proporre alla contemplazione adorante dei fedeli l’immagine stessa di Dio, autore della Storia di Salvezza e ragione ultima di ogni umano divenire.

La professione di fede cristiana in Dio Padre e Figlio e Spirito Santo trova nella Sacra Scrittura una sua traccia storica fondativa. Il mistero di Dio Padre e Figlio e Spirito Santo, nel Nuovo Testamento, si rivela attraverso gli eventi di salvezza che hanno il loro centro nella Pasqua di Cristo.

La Comunione Trinitaria è il vero futuro dell’uomo, la sola che possa assicurare all’uomo un progetto di vita senza limiti perché capace di superare anche la morte.

Dice efficacemente sant’Agostino: «Dio è tanto inesauribile che quando è trovato è ancora tutto da trovare».

Ciò significa che il dinamismo e la creatività umana trovano in lui un orizzonte senza confini e, quindi, un futuro totale.  Dio è Amore. Il mistero di Dio non è un mistero di solitudine, ma di relazione, di reciprocità, di creatività, di conoscenza, di amore, di dare e ricevere.

Nella nostra esistenza quotidiana siamo chiamati a vivere relazioni che siano trasparenza dell’Amore trinitario. Occorre passare dalla contemplazione della Trinità alla “trinitarizzazione” in atto del mistero contemplato.

La solennità della Santissima Trinità è una festa per il mistero di Dio, il suo progetto di salvezza; è anche una festa della Chiesa che è icona della Trinità (Ecclesia de Trinitate); è occasione speciale per esplicitare il dono della fede del Battesimo e lasciarsi avvolgere con stupore dall’amore del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

A cura di don Agostino  Porreca

 

Sugli Affreschi di S. Angelo in Formis

duonDon Franco Duonnolo, in occasione della Tesi di Dottorato sugli affreschi della Basilica  Benedettina, discussa presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale in Capodimonte, ha dato un penetrante respiro di novità alla bellezza delle immagini, espresse in un mirabile ciclo pittorico e tutte tese  a rendere visibile l’ Invisibile.

Bellissime le  intuizioni, scoperte nel suo cammino di ricerca, che hanno fatto rivivere a tutti i presenti quella Bibbia dei poveri, che mirava essenzialmente a catechizzare coloro che non sapevano né leggere né  scrivere.

Don franco ha dato una visione completa del ciclo pittorico e la sua Tesi, se pubblicata, costituirà una fonte di arricchimento per i cultori dell’ arte e, credo, per l’ intera Arcidiocesi di Capua.

Prime Comunioni: 08 Giugno 2014

chiesa 1Tutti i fedeli,con un atteggiamento di profonda religiosità, scandito dall’invocazione dello Spirito Santo, hanno accolto l’ingresso in Chiesa dei bambini in processione,insieme con il Parroco ed i ministranti.

Nove bambini che sembravano veramente nove angeli: Antonio Castiello, EMI Pasquariello, Rubino Alessia, Rubino Giovanni, Montieri Dario, Ventriglia Alesia, Di Costanzo Raffaele, Eviglia Elpidio, Del Re Maurizio.

Il silenzio ha creato un momento di ascolto e di preghiera,fortemente sentito, dove ognuno quasi vedeva una presenza di luce e di amore aleggiante sui loro volti.

Nello stesso tempo,gli adulti cercavano di leggere nella bellezza della semplicità dei piccoli comunicandi,che facevano da corona all’altare,il ricordo ormai opaco della loro prima Comunione.

E proprio qui sono affiorate al cuore dei presenti le parole di Gesù:” se non diventerete come questi bambini,non entrerete nel Regno dei cieli”.

Lo Spirito Santo: Presenza di luce

La Pentecoste è la festa dello Spirito Santo. E’ l’iniziativa congiunta del Padre e del Figlio di inviare lo Spirito sul mondo. Inviato dal Padre e dal Figlio, lo Spirito Santo viene su di noi; è Lui che, dopo il Figlio, si inserisce nella storia della salvezza come l’altra mano del Padre, come dice S. Ireneo. E’ Lui che entra nella vita del mondo come servo di Cristo per interiorizzare nei cuori degli uomini il Vangelo, per diffondere tra loro i beni della Pasqua.
Ma noi conosciamo lo Spirito Santo? Crediamo veramente nella Persona e nell’azione dello Spirito Santo? Ebbene, Gesù ci ha parlato dello Spirito, ce ne ha indicato l’esistenza, ce ne ha rivelato il mistero:”Lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio none, egli vi insegnerà ogni cosa……quando me ne sarò andato, ve lo manderò”. Gesù ci rivela anzitutto che lo Spirito Santo è qualcuno, cioè una persona. Egli appartiene al mistero dell’unico Dio, che vive in tre Persone uguali e distinte: Padre Figlio e Spirito Santo. Ci dice che lo Spirito Santo è presso di noi, con noi, in noi; ci santifica di dentro, è la nostra fecondità soprannaturale. Ci dice che “ci insegnerà ogni cosa, ci guiderà alla verità tutta intera”.
Lo Spirito Santo è nella chiesa una presenza di luce, di guida, di continuo arricchimento nei confronti della verità. E’ Lui che ci fa accettare Cristo per quello che è; attraverso di Lui si attua la nostra redenzione. Spesso proviamo stupore nel vedere la vitalità sempre fresca e giovane della Chiesa, ma non ci rendiamo conto che tutto è opera dello Spirito, agente primario di qualsiasi evangelizzazione. Non ci rendiamo conto che tutto continuamente viene vivificato dalla sua presenza invisibile, che aleggia su di noi, scende nei nostri cuori, aprendoci alle meraviglie di Dio.
Ed è proprio la verità e la realtà di questa Presenza misteriosa che trasforma ed accende i discepoli di Gesù, che da essa investiti riscoprono la fortuna di essere suoi discepoli nel desiderio mai spento di rendergli testimonianza sempre e dovunque.
La Pentecoste, infatti, restituisce al mondo la presenza di Gesù, ma in una condizione ed in una forma nuova. Il Cristo sarà ormai nell’uomo, dentro l’uomo, non solo di fronte all’uomo:”in quel giorno, a Pentecoste – dice Gesù – voi conoscerete che io sono in voi”. Nello stesso tempo, iniziano la missione e la storia della chiesa: alla comunità di grazia che Cristo istituisce a Pasqua, lo Spirito dona un’anima. A causa di quest’anima la Chiesa è una realtà vivente. Cristo fonda la Chiesa lungo gli anni della sua opera messianica, ma è a Pentecoste, con l’invio dello Spirito che egli dona ad essa il soffio della vita. Ed è proprio in virtù dello Spirito che essa dura nel tempo ed è capace di penetrare nel mistero di Cristo e nel cuore degli uomini. Senza la forza dello Spirito diminuiscono la fede e la speranza, cresce la paura nei credenti e nella stessa chiesa; si paralizza la missione, si accentuano le divisioni e le distanze. Tutto diventa senza sapore, tutto diventa insignificante. San Bonaventura diceva:”che cosa conta l’uomo, se non ha lo Spirito Santo?”. Tutto ciò che di bello, di positivo avviene nel mondo e nella chiesa è opera dello Spirito Santo. Tutto ciò che di santo si fa e si dice nella chiesa è opera dello Spirito Santo. Ecco perché noi dobbiamo affezionarci al Padre, perché è nostro Padre; al Figlio, perché è nostro Redentore e nostro fratello; allo Spirito Santo, perché è nostro santificatore. Lasciarsi sedurre dallo Spirito di Dio è un gustare nel Figlio l’amore del Padre; è un sentirsi pensato ed amato individualmente da Lui; è un assaporare la tenerezza e la gioia della propria presenza nel cuore di Dio. E sentirsi nel cuore di Dio è un miracolo quotidiano più bello che possa vivere l’uomo.

La Pentecoste:lasciamoci abitare dallo Spirito

La Pentecoste è il memoriale della missione dello Spirito quale dono insuperabile fattoci dal Risorto. Con questo evento ha compimento la grande e unica Domenica di Pasqua e noi facciamo festa perché la vita stessa del Risorto ci è comunicata dallo Spirito. Esso non dice nulla di suo, ma comunica e conferma quanto Cristo ha comunicato e rivelato. La Pentecoste è iniziata proprio la sera stessa della Risurrezione, quando il Signore risorto venne per la prima volta tra i suoi apostoli nel cenacolo e, dopo averli salutati con l’augurio di pace, alitò su di loro e disse: «Ricevete lo Spirito Santo: a chi rimetterete i peccati saranno rimessi… » (Gv 20,22-23). Cristo ha dato lo Spirito Santo alla Chiesa come il dono divino e come la fonte incessante ed inesauribile della santificazione. La sera stessa della sua risurrezione, con una puntualità impressionante, Cristo adempie la promessa fatta sia in privato che in pubblico, alla donna di Samaria ed alla folla dei Giudei, allorché parlava di un’acqua viva e salutare, ed invitava ad andare a lui per poterla attingere in abbondanza ed estinguere con essa per sempre la sete «E questo diceva – commenta l’evangelista – in riferimento allo Spirito, che avrebbero ricevuto i credenti in lui; infatti non c’era ancora lo Spirito, perché Gesù non era stato ancora glorificato» (Gv 7,39). Così, non appena è avvenuta la glorificazione, quella medesima promessa dell’invio-arrivo dello Spirito paraclito, formalmente confermata ai suoi apostoli , viene immediatamente soddisfatta. Non vi lascerò orfani, vi manderò lo Spirito Santo Consolatore, avrete forza dallo Spirito Santo. Lasciamoci abitare e devastare dalla forza di Dio, dallo Spirito amore. Che entri lo Spirito, cha faccia violenza, che scardini tutte le nostre scuse e le nostre porte chiuse a doppia mandata. Che mandi in frantumi le nostre (finte) difese per risvegliare in noi l’ardore e il desiderio di amare!  Vieni Santo Spirito, Vieni nel mio cuore … Nella fatica, riposo, nella calura, riparo, nel pianto, conforto. Lava ciò che è sórdido, bagna ciò che è árido, sana ciò che sánguina…. Sia, oggi, l’inizio di una eterna e reiterata Pentecoste. Lasciamoci abitare dallo Spirito.

A cura di Don Agostino Porreca

 

 

ASCENSIONE DEL SIGNORE

L’Ascensione non è un episodio isolato della storia di Gesù. Anzi, tutta la Sua esistenza è compresa fra due punti estremi e reciproci: il Natale e l’Ascensione. Questi due misteri sono uniti da una stretta logica: soltanto Colui che è uscito dal Padre, può ritornare al Padre:”Nessuno è mai salito al cielo – dice l’evangelista Giovanni – fuorché il Figlio dell’uomo che è disceso dal cielo”. Pertanto, l’Ascensione dà senso pieno al Natale: il Figlio di Dio è disceso dal cielo per farci salire con lui alla destra del Padre. Senza questa risalita al Padre ci risulterebbe difficile comprendere la venuta di Gesù nella nostra storia; non comprenderemmo a fondo la sua vita terrena, la sua passione e morte; e neppure la sua risurrezione.
I due misteri, quindi, si richiamano e si completano: nel mistero dell’incarnazione, il Figlio di Dio si abbassa fino a condividere in tutto, fuorché nel peccato, la nostra condizione umana; nell’Ascensione, lo stesso Figlio eleva la sua e la nostra umanità, fino a portarla dentro la realtà più profonda di Dio, nella comunione, cioè, del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Per cui tale festa ci ricorda che noi non siamo quaggiù per caso, senza un senso; abbiamo invece un futuro, un senso, una direzione di marcia: siamo chiamati alla piena comunione con Dio e con i fratelli. E questa è la nostra vocazione; per cui dobbiamo vivere in maniera degna di questa chiamata: non dobbiamo vivere senza senso né lasciarci intrappolare dalle cose; al contrario, dobbiamo vivere nella “speranza di raggiungere Cristo nella gloria”.
Cristo, con l’Ascensione, entra nella vita nuova, che implica la sua risurrezione, non solo come Dio e Figlio di Dio, ma anche come uomo e Figlio dell’uomo. Egli è il nuovo Adamo ed il rappresentante dell’umanità creata nuovamente; l’umanità che porta con sé al Padre, avendo Egli con l’incarnazione assunto la nostra condizione umana. Perciò, San Agostino dice:”Nella sua incarnazione Cristo discese da solo, ma non salì al cielo da solo”. Salendo al cielo Cristo non solo non ci ha abbandonati, ma addirittura ci ha indicato la strada per raggiungerlo nella gloria. Una festa di gioia e di grande attesa, dunque, quella che celebriamo oggi. Proprio come Gesù aveva detto ai suoi apostoli:”E’ bene per voi che io me ne vada”. Un andare che non significa partenza dal mondo né assenza dalla vita umana, ma è l’inizio di un nuovo modo di essere presente nel mondo. E il Vangelo specifica la natura di questa nuova presenza di Cristo risorto.
Egli continua ad agire nella storia in favore dell’uomo attraverso la missione e la predicazione degli apostoli:”Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura”; continua ad essere presente attraverso le opere dell’amore compiute.
Nello stesso tempo, ci affida un duplice compito: essere persone di comunione nel mondo come segno ed anticipo della comunione con Dio, a cui tutti siamo chiamati; essere annunciatori autentici dell’amore di Dio che “è Padre di tutti”.
La festa dell’Ascensione, pertanto, non ci proietta nella ricerca affannosa del soprannaturale:”che fate lì fermi a guardare il cielo?”; né ci spinge alla semplice contemplazione del divino, ma ci mostra l’orizzonte verso cui dobbiamo camminare, senza distrarci dalla vita quotidiana né dai problemi che essa presenta. Senza lasciarci sedurre da un eccessivo angelismo né da un pauroso terrenismo, dobbiamo vivere il quotidiano attraverso i segni di comunione e di solidarietà, nella consapevolezza che qui, su questa terra, progetteremo e costruiremo il nostro destino di eternità.

Crescita umana e spirituale.

Non si può negare che c’ è un rapporto profondo  tra  crescita umana e spirituale.

Infatti, sia per l’ una che per l’ altra non esiste una crescita in senso puro ed autonomo.

Si arricchiscono e si condizionano reciprocamente.

Le pesantezze, le devastazioni, le fragilità  come  anche la serenità, le certezze, le gioie sono un po’ come i vasi comunicanti.

Sono contenuti che scendono e salgono e possono facilmente influenzare ogni equilibrio.

Così  una  psiche  sofferente o devastata per problematiche esistenziali ed interpersonali, non può  non toccare la crescita spirituale,  a cui certamente mancheranno le ali per volare.

Come una seria inquietudine  spirituale, se prende il sopravvento, non può  non colpire una vera crescita umana.

Il che significa che ognuno cresce umanamente e spiritualmente a partire dalla propria storia.

Una storia da accettare giorno dopo giorno, con i suoi conflitti, con gli alti e bassi, con tutto quello che comporta di pesantezza e di conflittuale, ma anche di ricchezze e di potenzialità.  

Naturalmente, solo nel superamento di quanto è  affliggente per l’ esperienza spirituale  o devastante  per l’esperienza umana, si può realizzare in equilibrio una vera crescita umana e spirituale.

la lettera anonima

Un giorno, un bambino mi chiese:” Che cosa ti piace in un uomo e cosa vorresti che  non facesse mai ? “.

Lo guardai negli occhi, pieni di curiosità, mi fermai alcuni istanti e gli risposi: ” In un uomo mi piace tutto, perché egli è  il capolavoro di Dio”.

Anche se a volte   fa i capricci e preferisce percorrere strade alternative al suo disegno di salvezza, conserva sempre in sé,  nel suo cuore, la bellezza dell’ immagine e somiglianza.

Ecco perché , nonostante tutto, Dio lo cerca sempre e lo trova sempre.

Così, anch’ io, benché spesso giudicato male, reso oggetto di stupide fantasie o di pensieri maldestri, non riesco mai a dire di no a chi, in difficoltà,  mi chiede qualcosa.

In lui non riesco a non vedere  i lineamenti del volto di Cristo.

Tuttavia,  c’ è una cosa che in lui non sopporto, non della sua umanità, ma del suo agire da ladro.

Ed è  quando si nasconde dietro la carta anonima, divertendosi ad  infangare il prossimo, proiettando su di esso le sue elucubrazioni mentali, le gelosie, le tenebre che ha nel cuore, e, soprattutto, le cattiverie delle sue sconfitte.

Ricordati e non dimenticarlo mai: un uomo che non ha il coraggio di dire apertamente ciò  che pensa, di esprimere il proprio giudizio anche se negativo, e si nasconde dietro la maschera della lettera anonima, o è  un mestatore sociale o è  un povero uomo, che cerca di scaricare il proprio malessere su chi non la pensa come lui , non accetta le sue richieste di delirio, oppure  rifiuta di entrare nella scacchiera dei suoi interessi .

Il Muro del Pianto

Quanti pensieri, desideri e speranze nel cuore del Santo Padre davanti al Muro del pianto!

Riassunti nella preghiera, consegnata alla storia, con una piccola busta bianca, in una fessura delle grandi Pietre, il Papa ha parlato solo con gli occhi, che sembravano luci penetranti ed illuminanti dell’unica Fede, che segnò il cammino di Abramo, padre di tutti: ebrei,islamici e cristiani.

muro 1Tre Popoli di proprietà dello stesso Dio, che ieri e persino oggi,continuano spesso a percorrere vie diverse,lasciando alle ortiche la bellezza di tutto ciò che li unisce.

Il volto serio, ma sereno del Papa sembrava un quadro in una cornice antica:le rughe rendevano visibili le sue preoccupazioni, ma anche la speranza di pace per il futuro nazionale di Israele e della Palestina; il sorriso apriva spazi di profonda semplicità, che scioglieva qualsiasi protocollo di serietà; i gesti, non sempre esemplari per l’occasione, rendevano bella ed attraente ogni visione.
Chi ha visto Papa Francesco davanti al muro del Pianto, con la mano quasi attaccata alle Pietre, certamente ha sentito la nostalgia di Dio.

Il Papa in Israele

L’accoglienza delle Autorità israeliane e il saluto del Santo Padre all’aeroporto Ben Gourion di Tel Aviv, sono stati scanditi da un clima di amicizia e di fraternità.
Dopo i discorsi di Simon Peres e di Netanjahu, che hanno sottolineato la volontà di pace e di rispetto della libertà religiosa all’interno del loro Paese, Papa Francesco si è presentato, a 50 anni di distanza da Paolo VI, come pellegrino sulle orme dei suoi predecessori.
Con la sua semplicità,che accarezza gesti e parole,subito ha messo in evidenza la via del dialogo e della conciliazione; per cui “non più scontro – ha detto – ma incontro ed inclusione”.
E se Gerusalemme significa Città della pace, non bisogna mai dimenticare che” cosi la vuole Dio e così la vogliono gli uomini di buona volta”.
Poi, con profondo realismo, senza sottacere le difficoltà della pace, ha aggiunto: ” vivere senza la pace è un tormento”.
Ecco allora la necessità per tutti di essere ” strumenti e costruttori di pace nella preghiera”.
E qui come fratello invita i due Presidenti di Israele e Palestina a casa sua, ossia in Vaticano, per un momento di preghiera,convinto che solo l’abbandono nell’unico Dio scioglie ogni durezza di cuore. Shalom